L'Italia si prepara ad applicare una controversa tassa sulle banche, con il primo ministro Giorgia Meloni determinata a farla passare in parlamento dopo la pausa estiva. Sebbene il governo non abbia reso noto il gettito previsto dalla tassa, fonti a conoscenza della questione stimano che sia compreso tra 2 e 3 miliardi di euro. Il piano, che la Meloni ha rivendicato come suo, potrebbe ancora subire piccole modifiche in fase di approvazione da parte dei legislatori, visto che Antonio Tajani, leader di Forza Italia, ha espresso la volontà di annacquarlo e proporre emendamenti.
L'annuncio della tassa bancaria il 7 agosto ha colto di sorpresa gli investitori, facendo perdere inizialmente alle banche nazionali $ 10 miliardi di valore di mercato, prima di riprendersi. Il governo ha quindi rivisto la misura, affermando che l'imposta sarebbe stata limitata a 0. 1% del patrimonio delle banche. I fondi generati dall'imposta saranno destinati a un fondo speciale volto ad aiutare le famiglie ei consumatori a mitigare l'impatto dell'aumento dei tassi di interesse. Ciò potrebbe fornire un certo sollievo finanziario all'Italia se i suoi obiettivi di entrate non vengono raggiunti, contribuendo a stabilizzare le fragili finanze del paese.
Secondo i calcoli di Bloomberg News basati sugli asset delle cinque maggiori banche italiane, il costo della tassa per questi istituti potrebbe superare i 2 miliardi di euro. Unicredit SpA e Intesa Sanpaolo SpA dovrebbero sopportare l'onere dell'imposta.
Mentre il governo è determinato a evitare un'ulteriore diluizione della tassa, c'è ancora la possibilità di introdurre alcune piccole modifiche per limitare i disagi alle banche e soddisfare Forza Italia. I dettagli specifici riguardanti le attività soggette a tassazione, come ad esempio se il limite si applicherà solo alle attività italiane, necessitano ancora di chiarimenti. Inoltre, sono in corso discussioni in merito alla possibilità di rendere il prelievo parzialmente deducibile dalle tasse.
L'opposizione di Forza Italia alla tassa bancaria non rappresenta una minaccia per la stabilità del governo di coalizione Meloni, secondo diversi esponenti del partito. La stretta alleanza tra la Meloni e Matteo Salvini, leader della Lega, sulla decisione di imporre il dazio, infatti, potrebbe rafforzare l'unità di governo.
Sebbene la tassa sia già in vigore tramite decreto ufficiale, deve ancora essere convertita in legge in autunno.


