Nelle prime ore di venerdì mattina, il Venezuela è piombato nell'oscurità a causa di un "sabotaggio" sulla rete elettrica nazionale che ha causato un blackout diffuso in tutti i 24 stati. Il Ministro dell'Informazione, Freddy Ñañez, ha confermato l'interruzione, descrivendola come il risultato di azioni deliberate volte a interrompere l'approvvigionamento energetico del Paese.
I rapporti indicano che la capitale Caracas, insieme a gran parte della nazione, ha perso l'energia elettrica intorno alle 4:40 del mattino. Il ministro ha attribuito il blackout a quelle che ha definito “misure disperate” orchestrate da “poteri fascisti e di estrema destra” nel tentativo di destabilizzare la nazione.
Questo recente blackout arriva sulla scia di un incidente simile, anche se più grave, avvenuto nel 2019, quando il Venezuela ha subito una massiccia interruzione di corrente durata quasi una settimana. Quell’evento ha messo a nudo le vulnerabilità dell’infrastruttura elettrica del Paese, che da tempo soffre di cattiva gestione e sottofinanziamento delle sue dighe idroelettriche.
Da allora, il razionamento energetico è diventato un evento comune, in particolare nelle zone rurali fuori dalla capitale. Il governo ha lavorato instancabilmente per ripristinare l’energia elettrica nelle regioni colpite, ma l’incidente serve a ricordare duramente le sfide che deve affrontare il settore energetico venezuelano e la lotta in corso per garantire un’alimentazione elettrica stabile e affidabile ai suoi cittadini.
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