Nel mezzo di una crisi politica sempre più profonda in Georgia, Mikheil Kavelashvili, un convinto critico dell'Occidente, è stato insediato domenica come nuovo presidente. La cerimonia è stata segnata dalle proteste e da un feroce braccio di ferro con il presidente uscente Salome Zourabichvili, che ha rifiutato di riconoscere la legittimità di Kavelashvili.
Zourabichvili, una figura pro-UE, ha affermato che l'elezione di Kavelashvili non è valida a causa di presunte frodi nelle elezioni parlamentari che l'hanno preceduta. Nonostante le sue affermazioni e il sostegno dei partiti di opposizione, il partito al governo Sogno georgiano sostiene che Kavelashvili è il presidente legittimamente eletto.
L'atmosfera di tensione che circonda la transizione presidenziale riflette un momento critico per la Georgia, una nazione storicamente allineata con l'Occidente ma che ora si trova ad affrontare le accuse di uno spostamento verso la Russia. Gli stretti legami di Kavelashvili con la solitaria miliardaria Bidzina Ivanishvili, accusata di aver guidato questa presunta direzione filo-russa, hanno accresciuto le tensioni.
La situazione si aggravò ulteriormente con l'U. S. imponendo sanzioni a Ivanishvili, sottolineando la preoccupazione internazionale per l'orientamento geopolitico della Georgia. Nel frattempo, i manifestanti fuori dal parlamento, denunciando la nomina di Kavelashvili, brandivano cartellini rossi in segno di sfida, a simboleggiare la disapprovazione del passato del nuovo presidente nello sport professionistico.
Mentre il Paese è alle prese con le conseguenze della sospensione dei colloqui di adesione all'UE e dei continui disordini politici, la disputa sulla presidenza sottolinea la più ampia lotta per la governance democratica nella regione. Con la partenza di Zourabichvili dal palazzo presidenziale e la contestata inaugurazione di Kavelashvili, la Georgia si trova a un bivio, divisa tra le sue aspirazioni occidentali e le lotte di potere interne.
6667px;">


