Il primo ministro estone Kaja Kallas è intervenuto in propria difesa in mezzo alle crescenti critiche riguardanti i rapporti d'affari di suo marito con una società di logistica che effettuava consegne in Russia. La Kallas, che è stata una critica accanita del Cremlino e ha chiesto l'isolamento economico della Russia dopo l'invasione dell'Ucraina, è stata sottoposta ad esame accurato dopo che è stato rivelato che la Stark Logistics AS, una società di autotrasporto in cui suo marito, Arvo Hallik, detiene una
Stark Logistics, con sede a Keila, Estonia, ha dichiarato che sta assistendo un cliente con un impianto di confezionamento aerosol in Russia per chiudere le sue operazioni lì. La società ha inoltre affermato che effettuerà l'ultima spedizione a settembre. La Kallas ha riconosciuto la partecipazione del marito nella società, ma ha sottolineato che non ha clienti commerciali dalla Russia. Ha sostenuto che la società di logistica aiuta solo il cliente estone in Russia a rispettare le leggi e le sanzioni.
Nonostante le spiegazioni del Primo Ministro, alcuni oppositori politici hanno colto l'occasione per criticarla, chiedendone le dimissioni. La Kallas, tuttavia, ha ribadito la sua posizione nei confronti della Russia e ha dichiarato di credere ancora fermamente che tutti gli scambi e gli affari con la Russia dovrebbero cessare finché continua l'invasione russa dell'Ucraina.
Stark Logistics ha difeso le sue azioni, affermando che tutte le consegne effettuate per conto del cliente sono state del tutto legali e non hanno portato alcun beneficio alla Russia. Il direttore generale dell'azienda, Kristian Kraag, ha confermato che le consegne sono state effettuate in conformità con la legge.
La situazione è stata un duro colpo per Kallas, il cui Partito riformista di centrodestra ha visto un calo di consensi negli ultimi sondaggi dopo la sua rielezione di successo all'inizio di quest'anno. Nonostante le critiche, Kallas rimane ferma nella sua convinzione che i legami economici con la Russia dovrebbero essere interrotti finché il conflitto in Ucraina non sarà risolto.


