Dopo settimane di disordini politici in Senegal, un gruppo di leader politici, religiosi e civili si è riunito per proporre di tenere le elezioni presidenziali a giugno. La raccomandazione, emersa dopo intense discussioni a Dakar, mira a portare stabilità alla nazione dell'Africa occidentale dopo che il secondo mandato del presidente Macky Sall si concluderà il 2 aprile. Anche se Sall ha espresso l’intenzione di dimettersi alla fine del suo mandato, la data elettorale proposta del 2 giugno darebbe al Paese un chiaro percorso da seguire.
Le prime elezioni presidenziali erano previste per il 25 febbraio, ma Sall ha deciso di rinviarle, citando la necessità di affrontare le tensioni legate alla verifica dei candidati presidenziali. Nonostante l’approvazione di un emendamento costituzionale da parte dei legislatori per facilitare il ritardo, la mossa ha scatenato violente proteste. Successivamente, il Consiglio costituzionale ha dichiarato illegittimo l’emendamento, aggiungendo un ulteriore livello di complessità al processo elettorale.
Alla luce dell'escalation della crisi politica, Sall ha chiesto colloqui per trovare una via d'uscita. Tuttavia, le discussioni sono state rovinate dall'assenza di 17 candidati alla presidenza su 19, che hanno deciso di presentare un reclamo contro il presidente al consiglio. In risposta, il Consiglio ha sottolineato l’urgenza di tenere elezioni tempestivamente, anche se non ha specificato una data particolare.
Secondo la costituzione del Senegal, se la presidenza diventa vacante, la carica viene assunta dal presidente del parlamento e entro 90 giorni devono essere indette nuove elezioni. Il quadro giuridico del paese impone un periodo di campagna elettorale di tre settimane e richiede che il voto si svolga almeno un mese prima della conclusione del mandato del presidente in carica. Pertanto, la proposta di tenere le elezioni il 2 giugno mira ad aderire a queste disposizioni costituzionali mentre si affrontano le attuali sfide politiche in Senegal.


