A febbraio, si prevede che l'attività economica dell'Argentina sia crollata del 5. 9% rispetto all'anno precedente, segnando il quarto calo mensile consecutivo. Questa recessione è il risultato diretto delle rigorose misure di austerità attuate dal nuovo presidente libertario, Javier Milei. Nonostante mirassero a rafforzare la posizione fiscale del governo e a ricostituire le riserve della banca centrale, queste misure hanno esercitato una pressione significativa sull’economia reale, come si riflette nel previsto forte calo dell’attività economica.
L'indagine condotta a metà aprile da 11 analisti ha rivelato proiezioni che vanno da 4. 1% a 7. Febbraio in calo dell'1% su base annua. Sebbene settori come l’agricoltura e l’estrazione mineraria abbiano mostrato resilienza con tassi di crescita favorevoli, si è verificata una notevole contrazione dei consumi, della produzione e dell’edilizia. Orlando Ferreres & Asociados, una società di consulenza, ha evidenziato questa disparità, sottolineando le prestazioni contrastanti tra i vari settori dell’economia argentina.
L'agenda di austerità di Milei comprende una drastica riduzione delle dimensioni del governo, la riduzione dei sussidi per il carburante e i trasporti, la chiusura degli enti statali e una revisione dei programmi di welfare. Queste misure sono state fondamentali nell’affrontare le profonde sfide economiche che l’Argentina si trova ad affrontare, in particolare nel stabilizzare le finanze statali in mezzo a deficit persistenti e riserve in diminuzione. Ciononostante, si prevede che il conseguente impatto sui consumi privati, insieme alla diminuzione della spesa statale, ostacolerà l’attività economica nei prossimi mesi.
I cali consecutivi dell'attività economica registrati a dicembre, gennaio e ora a febbraio sottolineano la gravità della crisi economica che attanaglia l'Argentina. Secondo i prossimi dati ufficiali, la flessione prevista per febbraio è indicativa delle sfide economiche generali che affliggono la nazione. Nonostante le prospettive cupe, ci sono barlumi di speranza all’orizzonte, come notato da Eugenio Mari, economista capo della Fondazione Libertà e Progresso.
L'ottimismo di Marí si basa sulla graduale decelerazione dei tassi di inflazione, che sono saliti quasi al 300% ogni anno. Secondo le sue previsioni, l’attività economica toccherà il fondo probabilmente a marzo, aprendo la strada a una ripresa graduale a partire da aprile. Si prevede che questa ripresa sarà guidata da alcuni settori economici, in particolare gli esportatori, e potrebbe anche segnalare una ripresa del potere d’acquisto di stipendi e pensioni con l’allentamento dell’inflazione. In sostanza, mentre l’attuale panorama economico rimane difficile, ci sono segnali nascenti di una prospettiva di inversione di tendenza nel prossimo futuro per l’Argentina.


