Guinea è destinata a tornare al dominio democratico quest'anno dopo oltre tre anni di governance militare. Il primo ministro Amadou Oury Bah ha confermato mercoledì che il ritorno all'ordine costituzionale è imminente nel 2025 attraverso una serie di processi elettorali. Il paese è sotto il dominio militare dal settembre 2021 a seguito di un colpo di stato guidato dal generale Mamadi Doumbouya, che ha rovesciato l'ex presidente Alpha Conde e ha sciolto la costituzione.
Per aprire la strada alle elezioni, la Guinea ha finalizzato la stesura di una nuova costituzione a luglio, che ora attende l'approvazione in un referendum. La costituzione proposta delinea i cambiamenti chiave, riportando il periodo presidenziale a cinque anni e limitando i presidenti a due termini. Inoltre, i potenziali candidati per la presidenza devono essere di età compresa tra 35 e 80 anni.
In particolare, la Carta di transizione proibisce gli attuali leader militari, tra cui il presidente ad interim, i membri della giunta e i funzionari del governo, di correre alle prossime elezioni. Il generale Douguya aveva già dichiarato nel 2021 che né lui né nessun membro del Comitato nazionale per la manifestazione e lo sviluppo avrebbero partecipato al processo elettorale.
A parte la transizione politica, le ricche risorse naturali della Guinea continuano ad attirare l'attenzione. Oltre ad essere il più grande esportatore di bauxite al mondo, la nazione ospita anche vaste riserve di ferro non sfruttate. Le principali aziende come Rio Tinto PLC e il consorzio vincitore di Simandou si stanno preparando per iniziare la produzione di ferro entro la fine dell'anno. Mentre la Guinea naviga in questo momento fondamentale, le imminenti elezioni segnalano un passo significativo verso il ripristino della governance democratica nella nazione dell'Africa occidentale.
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