Un nuovo studio rivela il collegamento tra sintomi intestinali e neurologici nel Covid lungo

16-10-2023
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Un nuovo studio rivela il collegamento tra sintomi intestinali e neurologici nel Covid lungo
Un ricercatore tiene provette con colture cellulari Covid-19 durante una lunga elaborazione di campioni covid a Magdeburgo, in Germania.
Ronny Hartmann/AFP/Getty Images
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Un recente studio condotto da ricercatori dell'Università della Pennsylvania ha fornito uno spaccato intrigante delle complesse reazioni biologiche che si verificano negli individui affetti da Covid di lunga durata. I risultati suggeriscono che i residui virali nel tratto gastrointestinale di alcuni pazienti affetti da Covid da lungo tempo possono innescare un’infiammazione cronica, che a sua volta interferisce con i livelli di un messaggero chimico chiave coinvolto nell’attività nervosa, nella funzione cerebrale e nella memoria. Questa scoperta fa luce sui sintomi neurologici persistenti sperimentati da alcuni pazienti affetti da Covid da molto tempo, come scarsa concentrazione e problemi di memoria.

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I ricercatori hanno identificato la serotonina, un neurotrasmettitore comunemente associato all'umore e alla salute mentale, come potenziale bersaglio per trattamenti futuri. Lo studio ha scoperto che l’infiammazione in corso nell’intestino, collegata a un serbatoio persistente del virus, interrompe i livelli di serotonina in vari modi, anche attraverso anomalie della coagulazione del sangue. Comprendendo questa disregolazione della serotonina, i ricercatori sperano di sviluppare terapie in grado di alleviare i sintomi cognitivi sperimentati dai pazienti affetti da Covid da lungo tempo.

Il dott. Christoph Thaiss, assistente professore di microbiologia presso il Penn Institute for Immunology, ritiene che questo studio fornisca un progresso significativo nel campo della ricerca a lungo termine sul Covid. Sottolinea che i loro risultati offrono un “quadro unificante” che spiega un ampio spettro di sintomi sperimentati dai pazienti affetti da Covid da lungo tempo. Questi sintomi possono variare da confusione mentale e cambiamenti di umore a disturbi del sonno e problemi gastrointestinali. Lo studio ha scoperto una correlazione tra i livelli di serotonina e la gravità dei sintomi, con livelli di serotonina più bassi osservati negli individui che presentano un numero maggiore di sintomi.

Tuttavia, è importante notare che questo percorso biologico potrebbe non spiegare tutti i casi di Covid lungo. Anche altri fattori, come la neuroinfiammazione persistente e le risposte immunitarie carenti, possono contribuire ai sintomi neurologici. Ricercatori come il Dott. Akiko Iwasaki della Yale School of Medicine suggerisce che la serotonina potrebbe servire da marcatore per valutare gli effetti di potenziali trattamenti, aiutando nella valutazione di farmaci antivirali come Paxlovid.

Sebbene il ruolo del basso livello di serotonina nel lungo periodo Covid non sia esente da scettici, la ricerca condotta dall'Università della Pennsylvania fornisce un insieme sostanziale di prove a sostegno di questo meccanismo. Dott. Avindra Nath, direttore clinico del National Institute of Neurological Disorders and Stroke, riconosce l’ampia ricerca condotta ma suggerisce che attribuire il processo patologico esclusivamente ad alterazioni in una singola molecola potrebbe semplificare eccessivamente la natura complessa del lungo Covid.

Andando avanti, studi mirati che esaminino gli effetti dell'aumento dei livelli di serotonina o che prendano di mira le sue vie di segnalazione dovrebbero essere condotti attraverso studi randomizzati e controllati. In particolare, dovrebbero essere esplorati i potenziali benefici nei pazienti che hanno maggiori probabilità di rispondere a questi approcci. Antidepressivi come Prozac e Luvox, che aumentano la serotonina nel cervello, si sono già mostrati promettenti nella prevenzione e nel trattamento del Covid. Tuttavia, è possibile che una combinazione di terapie possa essere l’approccio più efficace per i pazienti affetti da Covid a lungo termine, piuttosto che fare affidamento su un singolo farmaco.

I risultati di questo studio forniscono preziose informazioni sui meccanismi alla base del Covid lungo e offrono potenziali strade per l'esplorazione terapeutica. Ulteriori ricerche saranno cruciali per svelare le complessità di questa condizione e sviluppare trattamenti mirati per alleviare i sintomi debilitanti sperimentati dai pazienti affetti da Covid da lungo tempo.