Il governo libanese ha revocato la sua controversa decisione di posticipare di un mese i cambi invernali dell'ora. Il primo ministro ad interim Najib Mikati aveva proposto di posticipare l'ora legale al 20 aprile, citando il Ramadan, invece di introdurla al 25 marzo. Tuttavia, il suo piano ha incontrato la resistenza delle chiese, delle organizzazioni dei media e della popolazione, creando confusione. Dopo "tranquille discussioni", Mikati ha annunciato che il governo aveva votato per adottare l'ora legale a partire da mercoledì sera fino a giovedì. Mikati ha chiarito che la questione non era legata ai tempi estivi o invernali, ma piuttosto al divario nella presidenza. Il Libano è attanagliato da una situazione di stallo politico che ha impedito al parlamento di eleggere un presidente da ottobre, tra una crisi economica e l'esplosione del porto di Beirut. Mikati aveva inizialmente inteso alleviare per un'ora coloro che digiunavano nel mese di Ramadan, ma la decisione è stata interpretata come settaria o religiosa.
La decisione del governo di ritardare di un mese i cambi invernali dell'orologio inizialmente mancava di una chiara spiegazione, sebbene i media locali ipotizzassero che fosse collegata al Ramadan, durante il quale i musulmani digiunano dall'alba al tramonto. La questione divenne presto di natura settaria, riflettendo la netta divisione settaria nella politica libanese, con i seggi parlamentari assegnati in base alla religione. La decisione ha scatenato proteste diffuse, con due canali televisivi che hanno persino regolato l'orologio per protesta. Nonostante le polemiche, alcuni libanesi hanno trovato divertente la situazione, con una clip di un orologio digitale all'aeroporto internazionale di Beirut-Rafic Hariri che mostra due orari diversi che circola sui social media. In un caffè di Beirut, un giornalista della Reuters ha sentito un cliente chiedere quale orologio seguire, quello “cristiano o musulmano”.


