La Federcalcio europea ha annunciato formalmente giovedì le decisioni prese durante la riunione del suo comitato esecutivo a Tirana in merito alle sedi delle finali più importanti delle prossime stagioni, sebbene la questione se i campionati nazionali possano essere organizzati al di fuori dell'Europa sia rimasta in sospeso, sottolineando la complessità e l'ambiguità della questione. La finale maschile della Champions League del 2027 si terrà al Metropolitano di Madrid, che ha ospitato la finale del 2019, mentre la finale femminile si terrà allo Stadio Nazionale di Varsavia, a dimostrazione della crescente popolarità e dell'espansione geografica del calcio di alto livello.
Sono state inoltre confermate le sedi per le finali del 2026: Budapest con la Puskas Arena per il torneo maschile e Oslo con l'Ullevaal Stadium per quello femminile, mentre Salisburgo è stata designata come sede della Supercoppa UEFA del prossimo anno, a dimostrazione dell'approccio sistematico dell'organizzazione alla distribuzione di eventi prestigiosi in tutto il continente. Tuttavia, la questione molto più controversa dello spostamento delle partite nazionali all'estero, in particolare al di fuori del territorio UEFA, è stata accantonata per un ulteriore approfondimento che coinvolga tutte le parti interessate, compresi i tifosi che hanno già espresso la loro ferma opposizione.
La Federazione Italiana Giuoco Calcio ha precedentemente dato l'approvazione preliminare per la partita di Serie A tra Milan e Como che si terrà a Perth, mentre la Liga spagnola spera di ospitare la partita del Villarreal contro il Barcellona a Miami, ma la UEFA sottolinea la necessità di un'attenta valutazione di una moltitudine di fattori, poiché tali iniziative incidono sulle basi fondamentali della competizione sportiva. Nella sua dichiarazione, l'organizzazione ha riconosciuto l'importanza del tema in discussione, ma ha sottolineato che vi sono seri aspetti legali, organizzativi ed etici che richiedono un approccio equilibrato, che escluda la possibilità di decisioni affrettate dettate da guadagni finanziari a breve termine.
Pertanto, mentre la commercializzazione del calcio continua a guadagnare slancio, l'organo di governo si sta muovendo con cautela su una questione così fondamentale, consapevole della propria responsabilità di preservare l'integrità e l'equità sportiva delle competizioni che sono il pilastro del modello calcistico europeo. Le associazioni dei tifosi hanno già bollato i piani del campionato come assurdi e ora la UEFA si trova di fronte al difficile compito di bilanciare gli interessi dei club alla ricerca di nuove fonti di reddito con i valori fondamentali dello sport, che non dovrebbero essere sacrificati al commercialismo.


