Con una mossa che ha suscitato indignazione sia a livello nazionale che internazionale, i legislatori georgiani hanno approvato un disegno di legge contro l'influenza straniera, noto come legge sugli "agenti stranieri", nonostante le diffuse proteste fuori dal parlamento. Il partito al governo Sogno Georgiano ha approvato la legislazione con 84 voti a favore e 30 contrari, provocando ulteriori disordini nella capitale Tbilisi.
La presidente Salome Zourabichvili ha promesso di porre il veto alla legge, allineandosi con le migliaia di manifestanti che da settimane manifestano contro la misura. L’opposizione del Movimento Nazionale Unito ha definito il voto un catalizzatore per un urgente cambio di regime in Georgia, con le prossime elezioni di ottobre che alzano la posta in gioco.
Il primo ministro Irakli Kobakhidze ha difeso la legge, sostenendo che mira ad aumentare la trasparenza riguardo alle fonti di finanziamento estere delle ONG e dei media. Tuttavia, gli Stati Uniti e l’Unione Europea hanno criticato la mossa, paragonandola alle leggi repressive usate dalla Russia per reprimere il dissenso.
Il vicesegretario di Stato americano per gli affari europei ed eurasiatici James O'Brien ha recentemente visitato Tbilisi per esprimere preoccupazione per la legislazione. Ha avvertito che se la legge verrà attuata senza allinearsi agli standard dell’UE, le relazioni della Georgia con gli Stati Uniti potrebbero essere a rischio. O’Brien ha anche accennato a potenziali sanzioni in caso di repressione della democrazia o violenza contro i manifestanti.
Nonostante le manifestazioni in corso e le pressioni internazionali, il governo georgiano sembra determinato a portare avanti la controversa legge. I manifestanti continuano a radunarsi fuori dal parlamento, affrontando la polizia antisommossa che ha usato tattiche pesanti come gas lacrimogeni e idranti. In segno di solidarietà, alcuni studenti e professori hanno annunciato l'intenzione di scioperare in risposta alla legislazione.
Mentre la Georgia è alle prese con questa questione controversa, il futuro delle relazioni del Paese con i principali alleati occidentali è in bilico, con lo spettro di ulteriori disordini e potenziali sanzioni che si aggiungono all'incertezza che circonda la situazione.


