L'Australia sta concentrando la propria attenzione su uno dei suoi problemi più persistenti: l'edilizia abitativa. Il governo, sottoposto a crescenti pressioni da tutte le parti in causa, ha presentato una nuova serie di misure volte a sbloccare il sistema e accelerare il ritmo delle costruzioni. Secondo i funzionari, l'obiettivo è semplice: costruire più case e costruirle più velocemente, prima che la crisi si aggravi ulteriormente.
Sabato scorso, il governo federale ha confermato che oltre 26.000 domande di alloggio saranno esaminate senza ritardi. Allo stesso tempo, ha sospeso ulteriori modifiche alle norme edilizie, nel tentativo di evitare che i costruttori siano sommersi da infinite pratiche burocratiche mentre le approvazioni si accumulano. Con una svolta sorprendentemente moderna, il governo intende anche introdurre l'intelligenza artificiale, utilizzandola come strumento per rendere più fluidi i processi.
Clare O'Neil, ministro dell'Edilizia abitativa, ha ammesso senza mezzi termini che l'attuale sistema è diventato troppo pesante e complicato. “È troppo difficile costruire una casa in questo Paese”, ha affermato, sottolineando che mentre le famiglie aspettano un tetto accessibile sopra la testa, le imprese di costruzione spesso affogano nelle normative. L'ambizione, secondo lei, è quella di creare uno spazio in cui i costruttori possano concentrarsi sulla realizzazione delle case piuttosto che adeguarsi costantemente a nuove serie di norme.
Un'altra parte del piano riguarda il denaro, in particolare come attirarne di più nel mercato immobiliare. Il governo vuole che i fondi pensione australiani intervengano con investimenti più consistenti, attingendo a un pool che potrebbe liberare più di 8 miliardi di dollari australiani. Aprendo questo flusso, i responsabili politici sperano di vedere più progetti avviati e meno progetti bloccati in fase di stallo.
L'urgenza di queste misure è legata a preoccupazioni economiche più ampie. All'inizio di questo mese, il ministro del Tesoro, Jim Chalmers, ha ospitato un incontro di tre giorni tra leader aziendali, rappresentanti sindacali, economisti e responsabili politici. Il loro compito era quello di cercare modi per aumentare la produttività dell'Australia, che è in calo e in ritardo rispetto a molte altre nazioni avanzate. Non sorprende che l'edilizia abitativa sia diventata una parte centrale della discussione.
Lo sfondo di tutto questo è un mercato sottoposto a forti tensioni. Dopo la pandemia, le catene di approvvigionamento hanno vacillato, i progetti si sono bloccati e i costi di costruzione sono saliti a livelli tali da costringere molti piccoli costruttori a chiudere l'attività. Le ripercussioni sono state gravi. I prezzi delle case hanno continuato a salire - luglio ha segnato il sesto mese consecutivo di aumenti - mentre il mercato degli affitti rimane estremamente rigido. I tassi di sfitto si aggirano intorno ai minimi storici, fermi all'1,7% circa, costringendo gli inquilini a cercare disperatamente delle alternative e aumentando la pressione sulle famiglie già in difficoltà.
Per gli australiani comuni, questi annunci potrebbero sembrare un riconoscimento atteso da tempo del fatto che la crisi immobiliare non si risolverà da sola. Il mix di politiche di congelamento, adozione di tecnologie e incentivi finanziari del governo potrebbe contribuire a cambiare la situazione, anche se i risultati concreti si vedranno solo quando saranno stati fatti ulteriori progressi e saranno state consegnate le chiavi.
Resta da vedere se queste misure saranno sufficientemente audaci da cambiare il corso di una crisi che si protrae da decenni. Ciò che è chiaro è che l'urgenza è ormai innegabile. Le famiglie in attesa di un posto da chiamare casa, i costruttori alla disperata ricerca di chiarezza e le città che gemono sotto il peso della domanda portano tutti alla stessa conclusione: qualcosa doveva cambiare. Il governo scommette che questa serie di misure sarà il punto di svolta.


