Nelle prime ore di lunedì, gli abitanti di Derna, in Libia, sono stati colti di sorpresa dallo sfondamento di due dighe, scatenando un'alluvione devastante sulla città. L’ondata d’acqua passò attraverso le montagne e travolse rapidamente interi quartieri, lasciando migliaia di morti e molti altri dispersi. Secondo Medici Senza Frontiere, almeno 8.000 persone sono state uccise, rendendo questa l’inondazione più mortale avvenuta in Africa da oltre un secolo.
La popolazione di Derna, di circa 100.000 abitanti, è stata drasticamente ridotta dopo il disastro e le autorità stimano che circa 10.000 persone siano ancora disperse. La distruzione causata dall’alluvione è immensa, con edifici, case e infrastrutture completamente spazzati via dall’onda di 7 metri che ha colpito la città. Tragicamente, secondo il Comitato internazionale della Croce Rossa (CICR), i cadaveri vengono ora ritrovati sulla riva.
Mentre la tempesta, nota come Storm Daniel, ha colpito anche la Grecia e altri paesi, la Libia ha subito una devastazione molto maggiore. Gli esperti suggeriscono che ciò sia dovuto a una combinazione mortale di fattori, tra cui infrastrutture obsolete e fatiscenti, sistemi di allarme inadeguati e l’impatto dell’accelerazione della crisi climatica.
La tempesta Daniel, classificata come "medicane", ha guadagnato forza dopo aver attraversato Grecia, Turchia e Bulgaria. Ha attraversato le acque insolitamente calde del Mediterraneo e ha scatenato piogge torrenziali sulla Libia. Al-Bayda, una città vicino a Derna, ha registrato un nuovo record di oltre 16 pollici di pioggia in sole 24 ore. Anche se è troppo presto per collegare definitivamente questa tempesta ai cambiamenti climatici, gli scienziati ritengono che gli oceani più caldi e un’atmosfera più umida a causa dei cambiamenti climatici contribuiscano all’intensificazione di eventi meteorologici estremi come le tempeste.
Derna ha una storia di inondazioni, con almeno cinque inondazioni mortali registrate dal 1942. Le due dighe crollate durante questo disastro furono costruite oltre 50 anni fa e non sono state sottoposte a manutenzione dal 2002. Una ricerca condotta dall'Università libica di Sebha ha sollevato preoccupazioni sul potenziale rischio di inondazioni delle dighe e ha chiesto una manutenzione regolare per prevenire inondazioni catastrofiche. È stata inoltre evidenziata la mancanza di vegetazione per prevenire l'erosione del suolo nelle aree circostanti.
Le infrastrutture di Derna sono state gravemente colpite da anni di combattimenti, a partire dalla battaglia contro l'ISIS e successivamente dal conflitto con il comandante orientale Khalifa Haftar e il suo esercito nazionale libico. Le infrastrutture della città erano già in uno stato di rovina, aggravando ulteriormente la devastazione causata dalle inondazioni.
Anche sistemi di allarme inadeguati hanno avuto un ruolo nelle elevate perdite a Derna. Il capo dell'Organizzazione meteorologica mondiale delle Nazioni Unite, Petteri Taalas, ha affermato che un migliore avvertimento avrebbe potuto portare a evacuazioni riuscite e prevenire la maggior parte delle vittime umane. Tuttavia, l’instabilità politica in Libia ha ostacolato gli sforzi per migliorare questi sistemi.
Anche con robusti sistemi di allerta precoce, i cedimenti delle dighe rimangono difficili da prevedere. La velocità e la violenza del cedimento di una diga possono provocare danni catastrofici, rendendola una delle peggiori tipologie di inondazioni. Il cambiamento climatico amplifica ulteriormente i rischi associati a eventi meteorologici estremi, come forti piogge inaspettate. Le infrastrutture globali, comprese dighe, edifici e forniture idriche, sono mal preparate per questi crescenti eventi estremi alimentati dal clima.
In conclusione, la mortale inondazione di Derna, in Libia, è stata il tragico risultato di una combinazione di fattori, tra cui l'invecchiamento delle infrastrutture, gli allarmi inadeguati e l'impatto del cambiamento climatico. Serve a ricordare duramente l’urgente necessità di affrontare questi problemi e investire in infrastrutture resilienti per mitigare le conseguenze devastanti degli eventi meteorologici estremi.


