Con una mossa che sicuramente solleverà preoccupazioni sullo stato della libertà di parola a Hong Kong, un tribunale ha accolto la richiesta del governo di vietare la popolare canzone di protesta "Glory to Hong Kong" se utilizzata con intenti criminali. Questa decisione della Corte d'Appello ribalta una precedente sentenza e consente al governo di vietare la canzone per ragioni di sicurezza nazionale. La canzone, che ha guadagnato popolarità durante le proteste antigovernative del 2019, è stata ora considerata vietata a chiunque voglia incitare alla secessione o insultare l’inno nazionale.
Il Tribunale di primo grado aveva precedentemente respinto la richiesta del governo di un'ingiunzione a luglio, citando preoccupazioni sui potenziali effetti scoraggianti di un simile divieto. Tuttavia, il governo ha contestato questa decisione, sostenendo che il divieto era necessario per salvaguardare la sicurezza nazionale. La corte d’appello, nella sua sentenza, ha sottolineato l’importanza di bilanciare il diritto alla libertà di parola con la necessità di prevenire attività criminali. Pur riconoscendo il dovere di proteggere la libertà di espressione, i giudici hanno ritenuto giustificato il divieto, affermando che la libertà di parola non è una licenza per commettere reati penali.
La sentenza solleva interrogativi sulla conformità per le società Internet che operano a Hong Kong. L'ingiunzione vieta la distribuzione o la riproduzione del brano con intenti sediziosi, con un potenziale impatto su piattaforme come Google, Spotify, Apple e Meta. Anche se non è chiaro come queste aziende risponderanno alla sentenza, l’Asia Internet Coalition, che rappresenta le principali aziende tecnologiche, ha espresso preoccupazione per l’impatto su un’Internet libera e aperta in città.
Il caso evidenzia anche preoccupazioni più ampie in materia di censura e il dilemma affrontato dalle aziende tecnologiche che operano a Hong Kong. La pressione per conformarsi alle richieste del governo potrebbe costringere queste aziende a scegliere tra il rispetto dei principi della libertà di parola o il rischio delle proprie attività in città. Se le aziende tecnologiche decidessero di uscire dal mercato, ciò potrebbe avere implicazioni di vasta portata per il panorama Internet di Hong Kong e per la sua reputazione di polo di innovazione e tecnologia.
L'avvocato per i diritti umani Mark Daly ha sottolineato l'incertezza che circonda l'ingiunzione, sottolineandone la natura ampia e complessa. Mentre le sfide alla libertà di espressione persistono a Hong Kong, la decisione della corte di mantenere il divieto dell’inno di protesta segnala un potenziale spostamento verso controlli più severi sul dissenso e solleva importanti domande sul futuro della libertà di parola in città.


