L'economia globale mostra segnali contrastanti: la spesa statunitense ristagna e quella cinese rallenta

16-08-2025
J. Groot
L'economia globale mostra segnali contrastanti: la spesa statunitense ristagna e quella cinese rallenta
Acquirenti di New York.
Michael Nagle/Bloomberg
Facebook Twitter

La spesa al dettaglio negli Stati Uniti è riuscita a sorprendere gli analisti quest'estate. Per la prima volta quest'anno, le vendite non solo sono aumentate in un mese, ma hanno mantenuto lo slancio anche nel mese successivo, suggerendo che le famiglie americane non stanno riducendo i consumi in modo così drastico come alcuni temevano. Il sollievo, tuttavia, è accompagnato da un'ombra. L'inflazione legata ai dazi e alle tensioni commerciali più ampie continua a pesare sui consumatori, lasciando molti a chiedersi se la recente forza si manterrà.

Ad
  • Performance-Driven Digital Marketing
  • Google Ads Campaigns
  • SEO Optimization
  • Website Design & Development
  • Social Media Management
Boost Your Business

I nuovi dati economici pubblicati nei giorni scorsi hanno dipinto un quadro di resilienza mista a cautela. A luglio i prezzi sono aumentati più rapidamente rispetto all'inizio dell'anno, soprattutto a causa dei servizi. Le tariffe aeree, ad esempio, hanno registrato un aumento tale da determinare una parte significativa dell'incremento. I beni, invece, sono rimasti relativamente stabili, alleviando i timori che l'aumento dei dazi all'importazione si riflettesse immediatamente sui prezzi al dettaglio. Tuttavia, la questione non riguarda solo i numeri su un grafico. Le famiglie devono destreggiarsi tra costi abitativi più elevati, nuove costruzioni limitate e un mercato ipotecario bloccato dai prestiti a tasso basso che i proprietari si rifiutano di rinunciare. Per molti, acquistare una casa è come cercare di colpire un bersaglio mobile che continua ad allontanarsi.

La situazione all'estero è tutt'altro che uniforme. La Cina sta rallentando su più fronti: attività manifatturiera, spesa dei consumatori, investimenti. Tutti questi settori hanno registrato un indebolimento a luglio. I tentativi di Pechino di reprimere le guerre dei prezzi distruttive possono essere ben intenzionati, ma, combinati con i dazi statunitensi, stanno frenando la crescita. La disoccupazione è aumentata più del previsto e il Paese ha registrato il primo calo dei prestiti in essere dal 2005, un segnale preoccupante che la domanda di credito si sta esaurendo. Le difficoltà arrivano in un momento in cui anche l'India è sotto pressione. Il dazio del 50% proposto da Washington sulle importazioni indiane sarebbe il più alto in Asia, un duro colpo per lo sforzo decennale del primo ministro Modi di aumentare la quota dell'industria manifatturiera nell'economia. L'iniziativa “Make in India” prometteva di portare l'industria a un quarto del PIL, ma invece ha subito una battuta d'arresto, evidenziando il divario tra ambizione e risultato.

Il Regno Unito ha offerto una visione più incoraggiante. La crescita economica nel secondo trimestre si è rivelata più forte del previsto, una notizia gradita ai responsabili politici di Londra. Anche i dati sui salari si sono stabilizzati, con un calo modesto a luglio, il più basso da gennaio. Ciò suggerisce che il peggio della contrazione del mercato del lavoro potrebbe essere alle spalle. Per la Banca d'Inghilterra, tuttavia, una crescita più forte complica la decisione sui futuri tagli dei tassi. Abbassare troppo rapidamente i costi di finanziamento potrebbe alimentare nuovamente l'inflazione, ma mantenere i tassi troppo alti rischia di soffocare la ripresa.

Altrove, i segnali di allarme lampeggiano. La Germania, solitamente considerata un modello di formazione industriale, sta riscontrando un calo nel numero di giovani disposti a intraprendere un apprendistato. Quasi la metà delle aziende che offrono programmi di formazione segnalano posti vacanti, con alcune che non ricevono alcuna candidatura: un cambiamento che minaccia la spina dorsale della forza lavoro qualificata del Paese.

Il Brasile, al contrario, ha visto l'inflazione scendere più rapidamente del previsto, offrendo un piccolo sollievo alle famiglie colpite dai prezzi elevati. Ciononostante, è improbabile che la banca centrale allenti la presa, preferendo mantenere i tassi di interesse elevati fino a quando non sarà certa che l'inflazione non riprenderà a salire. In altre parti del mondo, le banche centrali stanno adeguando la propria politica monetaria: Australia, Thailandia e Kenya hanno abbassato i tassi; diversi Paesi africani ed europei li hanno lasciati invariati, preferendo attendere che passi l'incertezza.

A tutto questo si aggiunge la questione più ampia del ruolo degli Stati Uniti nell'economia globale. I dazi, le controversie commerciali e la spinta di Washington a inclinare il sistema a proprio favore stanno sollevando dubbi sul dominio del dollaro come valuta di riserva mondiale. Per decenni, tale status è stato indiscusso, un pilastro dell'influenza degli Stati Uniti. Ora, con alleanze mutevoli e rivalità crescenti, anche quella base sembra meno solida di prima.