Nuove prove suggeriscono che il Pacifico nordoccidentale degli Stati Uniti potrebbe essere a rischio di un terremoto devastante simile al famigerato terremoto di San Francisco del 1906 o alla recente catastrofe in Turchia e Siria. Gli scienziati dell'Università dell'Arizona hanno studiato gli anelli degli alberi antichi e sommersi per determinare la sequenza dei terremoti passati nella regione. Le loro scoperte rivelano che una serie di terremoti colpì l’area occidentale di Washington circa 1.000 anni fa, alcuni avvenuti simultaneamente e altri in rapida successione, simili ai terremoti consecutivi osservati in Medio Oriente. Questa ricerca potrebbe avere implicazioni significative per i 4 milioni di persone che attualmente risiedono in città come Seattle, Tacoma e Olympia.
In passato, gli scienziati erano incerti sui tempi tra ogni rottura di faglia, con possibilità che variavano da decenni a secoli. Tuttavia, confrontando gli anelli degli alberi vivi con quelli trovati all’interno dei ceppi sommersi, i ricercatori sono stati in grado di stabilire un quadro più chiaro. Stabilirono che questi terremoti erano probabilmente collegati e avvennero alla fine del 923 o all'inizio del 924. Ciò implica che un evento potrebbe ripetersi, mettendo ancora una volta a rischio la regione.
Bryan Black, autore principale dello studio e professore associato presso il Laboratorio per la ricerca sugli anelli degli alberi dell'Università dell'Arizona, ha sottolineato l'importanza delle loro scoperte. La scoperta che queste faglie possono rompersi simultaneamente o in rapida successione mette alla prova i precedenti modelli sismici e la comprensione del pericolo nella regione. È fondamentale riconoscere la possibilità che le attività di faglia superficiale siano collegate tramite connessioni sotterranee o trasferimento di stress, poiché ciò ha implicazioni significative per la progettazione e le politiche ingegneristiche.
Ad esempio, se dovesse verificarsi un secondo terremoto subito dopo quello iniziale, potrebbe causare una distruzione ancora maggiore. Ciò potrebbe portare al collasso delle condutture idriche e delle strade, innescando frane e tsunami. Gli attuali modelli sismici non tengono conto di questi potenziali scenari, ma la ricerca suggerisce che dovrebbero farlo.
La ricerca funge da campanello d'allarme per il Pacifico nordoccidentale, esortando politici, ingegneri e residenti a riconsiderare il loro approccio alla preparazione ai terremoti. Comprendere il potenziale di rotture di faglie collegate e la possibilità di una rapida successione è vitale per sviluppare strategie in grado di mitigare gli effetti devastanti di tali eventi. Incorporando queste nuove scoperte nei modelli sismici, la regione può intraprendere passi verso la costruzione di infrastrutture più resilienti e l’attuazione di piani di risposta alle catastrofi efficaci.


